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Antitrombotici

Antitrombotici
Curatore scientifico
Dr. Leon Bertrand
Specialità del contenuto
Cardiologia Farmacia

Cosa sono gli antitrombotici?

Gli antitrombotici sono farmaci utilizzati per impedire la formazione di coaguli di sangue, detti trombi, all’interno di un vaso sanguigno. Gli antitrombotici sono impiegati nel trattamento di:

  • infarto miocardico: un’interruzione del flusso di sangue nelle coronarie;
  • ictus: un'interruzione del flusso di sangue nelle arterie del cervello.
Normalmente, il sangue scorre attraverso le arterie e le vene in modo fluido ed efficiente, ma se un coagulo o un trombo blocca il flusso regolare del sangue, il risultato, ovvero la trombosi, può essere grave e persino causare la morte. 

Questi disturbi sono la causa più comune di morte e disabilità nel mondo. Ora esiste una serie di farmaci che può essere utilizzata per prevenire e trattare la trombosi.

Come agiscono gli antitrombotici?

Gli antitrombotici riducono la capacità delle piastrine di aggregarsi (antiaggreganti) ed ostacolano la coagulazione (anticoagulanti).

Quali sono le classi di farmaci antitrombotici?

Le componenti più importanti di un trombo sono la fibrina e le piastrine. La fibrina è una proteina che forma una maglia che blocca i globuli rossi, mentre le piastrine, un tipo di cellule del sangue, formano i grumi che si aggiungono alla massa del trombo. Sia la fibrina che le piastrine stabilizzano il trombo e impediscono che si rompa. 

La fibrina è la componente più importante dei coaguli che si formano nelle vene e le piastrine sono la componente più importante dei coaguli che si formano nelle arterie, dove possono causare attacchi cardiaci bloccando il flusso di sangue nel cuore e nel cervello, sebbene la fibrina svolga un ruolo importante anche nella trombosi arteriosa.

Ci sono due classi di farmaci antitrombotici:

  • gli anticoagulanti 
  • i farmaci antiaggreganti
Gli anticoagulanti rallentano la coagulazione, riducendo la formazione della fibrina e impedendo che i coaguli si formino e crescano.

Gli agenti antiaggreganti impediscono la formazione di piastrine e impediscono che i coaguli si formino e crescano.

Quali sono i farmaci anticoagulanti?

Gli anticoagulanti eparina e dicumarolo sono stati scoperti per caso, molto prima che si capisse la loro funzione. 

Entrambi questi anticoagulanti sono stati utilizzati in modo efficace per prevenire i coaguli dal 1940. Questi farmaci producono un effetto anticoagulante molto variabile nei pazienti, richiedendo una misurazione dei loro effetti con speciali test del sangue e la loro dose va aggiustata in base ai risultati. 

L'eparina agisce immediatamente e viene somministrata per via endovenosa. Il Warfarin viene assunto in forma di compresse, ma il suo effetto anticoagulante è ritardato per giorni. 

Negli anni '70, tre diversi gruppi di ricercatori hanno iniziato a lavorare sull'eparina a basso peso molecolare (LMWH). La LMWH è prodotta dividendo chimicamente l'eparina in un terzo della sua dimensione originale. Ha meno effetti collaterali rispetto all'eparina originale e produce una risposta anticoagulante più prevedibile.

Alla metà degli anni '80, i preparati LMWH sono stati sottoposti a test negli studi clinici e hanno sostituito l'eparina per la maggior parte delle indicazioni. Poiché LMWH viene iniettata in forma sottocutanea, in una dose fissa senza la necessità di monitoraggio anticoagulante, i pazienti possono ora essere trattati a casa anziché in ospedale.

Con la rivoluzione della biotecnologia, sono arrivate molecole anticoagulanti progettate geneticamente che mirano ad enzimi specifici di coagulazione. 

I primi anticoagulanti sintetici sono stati Fondaparinux e Bivalirudina. La Bivalirudina, una molecola sintetica basata sulla struttura dell’irudina (la sostanza anticoagulante presente nelle sanguisughe), è un trattamento efficace per i pazienti con attacchi cardiaci.

Il Fondaparinux è una piccola molecola la cui struttura è basata sulla componente attiva delle molecole molto più grandi di LMWH e di eparina. Ha vantaggi rispetto all’LMWH e all'eparina ed è stato recentemente approvato dalla FDA. Nuovi farmaci che mirano a singoli fattori di coagulazione e che possono essere presi per via orale sono sottoposti a test clinici. 

Quali sono i farmaci antiaggreganti?

Le piastrine del sangue sono inattive fino a quando i danni ai vasi sanguigni o alla coagulazione del sangue le fanno esplodere in cellule irregolari che si aggregano e formano un trombo. Il primo farmaco antitrombotico è stato l'Aspirina, che è stato utilizzato per alleviare il dolore per più di 100 anni. 

A metà degli anni '60, gli scienziati hanno dimostrato che l'Aspirina impedisce che le piastrine si blocchino e le sperimentazioni cliniche successive hanno mostrato che riduce il rischio di ictus e di attacco cardiaco

Nel 1980, i ricercatori hanno dimostrato che l'Aspirina, in dosi molto basse (molto inferiori a quella necessaria per alleviare un mal di testa), blocca la produzione di una sostanza chimica presente nelle piastrine che è necessaria per l’arresto delle piastrine. Durante questo periodo, una migliore comprensione del processo di ammasso delle piastrine ha consentito lo sviluppo di farmaci antitrombotici progettati per bersagli specifici. Ora esistono farmaci più potenti, come Clopidogrel, Dipiridamolo e Abciximab. Questi farmaci sono usati con l’Aspirina per prevenire efficacemente l'infarto e l'ictus; inoltre, prolungano la vita dei pazienti che hanno già avuto un attacco di cuore.

Quali altre patologie sono trattate con gli antitrombotici?

Gli antitrombotici sono utilizzati nel trattamento di:

  • tromboflebite: un coagulo ostacola il passaggio del sangue nelle vene. Se il trombo si stacca e raggiunge i vasi del polmone, si parla di embolia polmonare.
  • embolia sistemica: il trombo si stacca dalla parete e viene trasportato dal sangue sino ai vasi più piccoli, occludendoli

Che impatto hanno sulla salute?

La terapia antitrombotica ha avuto un impatto enorme in diversi modi significativi. L'eparina ha reso possibile la chirurgia di bypass e la dialisi bloccando la coagulazione in tubi esterni.

La terapia antitrombotica ha ridotto il rischio di coaguli di sangue nelle vene delle gambe (noto anche come trombosi venosa profonda), una condizione che può portare alla morte per embolia polmonare (un coagulo che blocca un'arteria nei polmoni) di oltre il 70% dei pazienti.

Ha ridotto notevolmente la morte per attacchi cardiaci, il rischio di ictus nelle persone con irregolarità cardiache (fibrillazione atriale).

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