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Intolleranza alimentare

Contenuto di: ,
Curatore scientifico: Dr. Giuseppe Pingitore, Medico Chirurgo
Indice contenuto:
  1. Cosa sono le intolleranze alimentari?
  2. Quali sono i sintomi delle intolleranze alimentari?
  3. Quali sono le cause di intolleranza alimentare?
  4. Intolleranza al lattosio: colpa di un enzima?
  5. Quali sono le differenze fra allergie e intolleranze alimentari?
  6. Come si diagnosticano le intolleranze alimentari?
  7. Quali test eseguire per le intolleranze alimentari?
  8. La tolleranza alimentare può migliorare?

Cosa sono le intolleranze alimentari?

Per intolleranza, in ambito nutrizionistico si intende una ipersensibilità alimentare a un determinato cibo, in grado di scatenare anche importanti reazioni.

Alcune persone dopo aver mangiato determinati cibi avvertono una sensazione generale di malessere con mal di pancia e gonfiore addominale. È molto probabile che queste persone abbiano una qualche intolleranza alimentare, ossia la difficoltà a digerire alcuni alimenti. Negli anni, è aumentato il numero di persone che dichiarano di aver sviluppato intolleranze a diversi alimenti (uova, glutine, lattosio).

Le intolleranze alimentari, note anche come ipersensibilità alimentari senza risposta IgE o ipersensibilità alimentari non allergiche, sono condizioni in cui si manifesta la difficoltà a digerire alcuni alimenti.

Gli alimenti più comunemente associati all'intolleranza alimentare includono:

  • i prodotti lattiero-caseari;
  • i cereali contenenti glutine;
  • gli alimenti che causano l'accumulo di gas intestinali, come fagioli, cavolo e molti altri vegetali ricchi di fibre.

Quali sono i sintomi delle intolleranze alimentari?

Non è semplice individuare con precisione i sintomi di un’intolleranza, perché spesso possono essere confusi con i sintomi delle allergie alimentari.

Ad ogni modo, i sintomi di un’intolleranza alimentare compaiono generalmente dopo alcune ore dall’ingestione dell’alimento “incriminato” e possono persistere per diverse ore o anche giorni. Alcune persone inoltre sono intolleranti a più gruppi di alimenti e questo complica il lavoro del medico, che deve riuscire a cogliere le differenze tra un’intolleranza alimentare e una malattia cronica, perché spesso i sintomi possono essere simili.

I principali sintomi di un’intolleranza alimentare comprendono:

I sintomi insorgono tipicamente diverse ore dopo l'ingestione dell’alimento, anche fino a 48 ore dopo, e la sintomatologia può persistere per diverse ore o giorni.

Quali sono le cause di intolleranza alimentare?

Sono diverse le possibili cause alla base di un’intolleranza alimentare e ciascuna causa si accompagna ad una precisa forma di intolleranza.

Deficit di un enzima

Gli enzimi sono necessari per la digestione completa dei cibi. In caso di deficit di un enzima, i normali processi digestivi sono ostacolati (esempio: intolleranza al lattosio).

Presenza di alcune sostanze chimiche e tossine negli alimenti

Alcuni cibi o bevande possono contenere alcune sostanze chimiche che causano intolleranze. È il caso delle ammine biogene: si tratta di composti azotati o composti per decarbossilazione microbica degli amminoacidi. Dal momento che questi microrganismi si trovano comunemente presenti nell'ambiente, possiamo ritrovare le ammine biogene all'interno di cibi e bevande, seppure la loro concentrazione è maggiore in alimenti a rapida deperibilità come pesce, carne, salumi, succo di frutta, vino, cacao.

Altri cibi come i fagioli, se non cotti adeguatamente, possono presentare una tossina che in alcune persone può causare problemi digestivi. È comunque importante tenere presente, a scanso di equivoci, che non tutte le ammine biogene sono tossiche; alcune di queste svolgono infatti importanti funzioni fisiologiche nell'organismo agendo da neuroni o neurotrasmettitori come ad esempio adrenalina, noradrenalina, serotonina, istamina).

Cibi ricchi di istamina

I pesci, quando non conservati in modo appropriato, possono andare incontro ad un accumulo di istamina. Sono molte le persone sensibili a questa sostanza, che può causare: sintomi cutanei, crampi addominali, diarrea.

Altre forme di intolleranze alimentari

Alcune persone hanno fastidiosi disturbi digestivi dopo aver mangiato il pane, ma ciò non indica necessariamente un’intolleranza al glutine. Meglio chiedere il parere di un medico prima di eliminare completamente il glutine dalla propria dieta.

Nel caso di un’altra comune forma di intolleranza, l’intolleranza al lievito, il problema va ricercato probabilmente nel processo di lievitazione, piuttosto che in una sostanza specifica.

Dunque, riassumendo per punti; l'intolleranza alimentare può avere diverse cause, tra le quali:

  • Assenza o carenza di un enzima. Gli enzimi sono delle proteine necessarie a digerire completamente gli alimenti, perciò, se alcuni sono assenti o insufficienti, la digestione è compromessa. Ad esempio, le persone intolleranti al lattosio non hanno abbastanza lattasi (enzima che scinde lo zucchero del latte, il lattosio, in molecole più piccole che vengono poi assorbite attraverso l'intestino).
  • Cause chimiche di intolleranza alimentare. Alcune sostanze chimiche negli alimenti, soprattutto se mal conservati, e nelle bevande possono causare intolleranza, tra cui le amine (in alcuni formaggi), la caffeina (in caffè, tè e cioccolatini), il nichel (non sono gli alimenti che contengono nichel, ma i terreni e le tecniche di lavorazione di questi), e i composti chimici prodotti dall’attività di alcuni lieviti (da cui deriva il termine erroneo “intolleranza al lievito”).
  • Avvelenamento alimentare – tossine. Alcuni alimenti presentano sostanze chimiche che possono avere un effetto tossico sull'uomo (diarrea, nausea e vomito). I fagioli possono contenere aflatossine, che possono causare problemi digestivi estremamente sgradevoli, ma le perdono quando completamente cotti. Il grano contaminato da un fungo può contenere una tossina, nota come diossidivalenolo o DON.
  • Presenza naturale di istamina in alcuni alimenti. Alcuni alimenti, come il pesce non conservato correttamente, possono avere un accumulo di istamina. Gli individui particolarmente sensibili sviluppano eruzioni cutanee, crampi addominali, diarrea, vomito e nausea.
  • I salicilati presenti in molti alimenti. L'intolleranza o sensibilità al salicilato è la reazione a quantità normali di salicilato ingerito. I salicilati sono derivati ​​dell'acido salicilico, prodotti naturalmente nelle piante come meccanismo di difesa contro batteri nocivi, funghi, insetti e malattie. La maggior parte delle persone può consumare alimenti contenenti salicilati senza alcun effetto negativo, alcune persone, invece, avvertono dei sintomi. Gli individui intolleranti al salicilato devono evitare i cibi che ne contengono alti livelli, tra cui la maggior parte dei frutti e verdure, spezie, erbe, tè e additivi per il sapore (come quello di menta), salsa di pomodoro, bacche e agrumi.
  • Additivi alimentari. L'intolleranza degli additivi alimentari è un problema in costante crescita negli ultimi anni perché sempre più alimenti contengono additivi. Gli additivi (antiossidanti, coloranti artificiali, emulsionanti, enfatizzanti del sapore, conservanti, dolcificanti) vengono utilizzati per migliorare i sapori, rendere gli alimenti più attraenti e aumentarne la durata. Tuttavia, solo un numero relativamente piccolo di essi causa problemi, quali:
    • nitrati (nelle carni lavorate);
    • MSG (glutammato monosodico), utilizzato per migliorare il sapore, specie nella cucina asiatica
    • solfiti, sono conservanti normalmente usati nei vini. Negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, i vini imbottigliati rispettivamente dopo il 1987 e il 2005 devono indicare sulle etichette se contengono solfiti per più di 10 parti per milione. Uno studio tedesco ha scoperto che circa il 7% delle persone ha un'intolleranza al vino.
    • alcuni coloranti, soprattutto carminio (rosso) e annatto (giallo).

Intolleranza al lattosio: colpa di un enzima?

L'intolleranza al lattosio, rientra tra quelle che hanno per causa il deficit di un'enzima: le persone con intolleranza al lattosio non hanno lattasi o non ne hanno a sufficienza. La lattasi è l’enzima che scinde le molecole di lattosio in molecole più piccole che possono essere così ulteriormente digerite e poi assorbite a livello intestinale. La mancata digestione del lattosio provoca mal di stomaco, pancia gonfia, diarrea e meteorismo.

Dal momento che qualsiasi alimento richiede un enzima perché possa essere digerito, ne consegue che il deficit enzimatico è una delle cause principali di intolleranza alimentare.

Quali sono le differenze fra allergie e intolleranze alimentari?

C’è una certa confusione tra il concetto di intolleranza alimentare e quello di allergia alimentare perché i sintomi possono essere simili. È importante quindi fare chiarezza. Un’allergia alimentare coinvolge il sistema immunitario, che quindi innesca una risposta difensiva quando entra in contatto con un alimento riconosciuto ostile. La reazione allergica può comprendere sintomi cutanei, difficoltà respiratorie, prurito, fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla pericolosa condizione dello shock anafilattico. Inoltre, se si tratta di un’allergia alimentare i sintomi tendono a manifestarsi quasi subito dopo i pasti.

Può essere difficile determinare se il paziente ha un'intolleranza alimentare o un'allergia perché i segni e i sintomi si sovrappongono spesso. Riassumendo, dunque, le differenze sono:

  • nell’allergia, anche quantità molto piccole causano sintomi, mentre nell'intolleranza alimentare di solito non hanno alcun effetto;
  • i sintomi dell'intolleranza alimentare generalmente richiedono più tempo per emergere e durano più a lungo rispetto alle allergie alimentari.

Come si diagnosticano le intolleranze alimentari?

Alcune persone sono intolleranti a diversi gruppi di alimenti, rendendo più difficile la diagnosi, e identificare i colpevoli può richiedere molto tempo. Inoltre, occorre distinguere fra allergia e intolleranza. La diagnosi di allergia è, in molti casi, più facile in quanto esistono dei test specifici (skin prick test, dosaggio delle IgE nel sangue) che, in presenza di una storia suggestiva, indirizzano il medico verso l’alimento sospetto.

Per le intolleranza non esistono test sufficienti a porre una diagnosi, tranne che in alcuni casi particolari come nell’intolleranza al lattosio o la celiachia. In tutti gli altri casi i pazienti sono inviati a tenere un diario su cui scrivere i cibi che mangiano, quali sono i sintomi e quando compaiono, così da identificare quali alimenti provocano reazioni avverse. Il miglior strumento diagnostico è, pertanto, una dieta di esclusione (o dieta di eliminazione o di diagnosi). Nella dieta di esclusione, il cibo sospetto viene rimosso per un periodo, di solito tra 2 settimane e 2 mesi. Se durante questo periodo le reazioni avverse si risolvono, è probabile che il colpevole sia stato trovato. Questo può essere confermato se viene reintrodotto e i sintomi ricompaiono.

Assolutamente inutili e prive di qualsiasi fondamento scientifico sono tutti i test della medicina cosiddetta “alternativa”: test citotossico, DRIA test, dosaggio delle IgG verso gli alimenti, esame del capello, VEGA test, eccetera. Le società scientifiche di allergologia, sia nazionali che internazionali, si sono più volte pronunciate in merito alla non affidabilità di tali test.

Quali test eseguire per le intolleranze alimentari?

Come detto precedentemente, le intolleranze alimentari quasi mai vengono diagnosticate con i test. Questi ultimi sono utilizzati invece per le allergie, le così dette prove allergiche, cioè prove cutanee o tramite prelievo sanguigno. Nelle prime, una piccola quantità dell’alimento sospetto viene posta sull’avambraccio del paziente tramite un ago, e penetra la superficie cutanea. Nelle persone allergiche la zona di cute si solleverà. Tuttavia, in molte situazioni i test cutanei non sono pienamente affidabili e occorre fare ricorso ai test di tolleranza con l’alimento sospetto (fare assumere l’alimento al paziente in ambiente protetto, come il day hospital ospedaliero. Nei test con prelievo sanguigno, invece, si misurano i livelli di IgE.

Non è per niente facile, dunque, riuscire a stabilire con precisione se si ha o meno un’intolleranza alimentare, perché spesso i sintomi sono simili a quelli delle allergie alimentari o ad altri disturbi cronici del sistema digerente. Prima di trattare l’approccio generale per riuscire ad individuare un’intolleranza alimentare, è opportuno chiarire che i vari test per intolleranza alimentare disponibili in farmacia come il famoso vega-test non godono del consenso unanime della comunità scientifica.

Fatta eccezione per l’intolleranza al lattosio e l’intolleranza al glutine, non esiste alcun test valido che possa identificare con precisione un’intolleranza alimentare.

In genere, il medico chiede al paziente di creare un diario alimentare con i vari alimenti consumati, ed eventuali sintomi sopraggiunti in seguito all’assunzione di un dato alimento. In un secondo momento, si procede eliminando dalla dieta l’alimento sospetto per poi osservare i risultati ottenuti.

Inoltre, il medico può consigliare un test cutaneo o le analisi del sangue per escludere un’allergia alimentare.

Per le intolleranze alimentari, però, esistono dei test affidabili come:

  • il breath test lattosio, lattulosio, e fruttosio. Per l’intolleranza al lattosio può essere utile anche l’esame delle feci;
  • test su sangue per la celiachia.

La tolleranza alimentare può migliorare?

La tolleranza ad un alimento può migliorare, in alcuni casi, se questo viene eliminato completamente dalla dieta per qualche tempo (diverso da individuo a individuo).