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Rabarbaro

Rabarbaro
Curatore scientifico
Valentina Fratoni
Specialità del contenuto
Nutrizione Omeopatia

La pianta del rabarbaro

Il rabarbaro, il cui nome scientifico è Rheum palmatum, Rheum officinale è una pianta perenne, come la passiflora, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae, originaria della Cina e dell’Asia orientale e coltivata sia in Europa che in Asia. Il suo nome deriva dal greco (ra e barbaron) e letteralmente significa "pianta barbara", poiché veniva coltivata da popolazioni barbare.

Questa pianta è caratterizzata da foglie molto ampie che arrivano fino a 50-80 cm di diametro e il picciolo è lungo e massiccio, visto che deve essere in grado di sostenere foglie di tale grandezza. L’altezza della pianta può variare da un metro fino a tre metri. Il rabarbaro fiorisce una volta all’anno ed i suoi fiori hanno colorazioni diverse che vanno dal rosso al bianco, a seconda della specie.
Il rizoma, cioè un fusto modificato simile ad una radice che nel rabarbaro si trova sottoterra, viene utilizzato nelle preparazioni erboristiche.

Coltivazione e uso del rabarbaro

Il terreno ideale per la coltivazione del rabarbaro è leggero e organico; esso va piantato tra fine inverno e inizio primavera, quando non vi è più il rischio di gelate. La pianta va esposta in pieno sole, e necessita di abbondanti quantità d'acqua.

La parte che viene utilizzata per scopi terapeutici è il rizoma. Quest’ultimo è di colore biancastro all’esterno e giallo all’interno. Il rizoma viene frantumato e fatto essiccare o sui graticci o nella stufa. Il sapore del rabarbaro è amarognolo, quindi non di gradimento a tutti.

Non tutti preparati a base di rabarbaro sono uguali, poiché esistono versioni più e meno pregiate. Le più pregiate sono quelle essiccate su graticci e sono di provenienza cinese (in particolare la pianta coltivata sulla costa atlantica cinese o del mar della Cina) e hanno almeno 4 anni.

Ricette al rabarbaro

La parte che viene utilizzata per fini culinari sono le coste, caratterizzate dal colore verde e rosso. Non devono, invece, essere assolutamente utilizzate le foglie del rabarbaro che sono tossiche per il loro contenuto di acido ossalico e, se consumate, provocano bruciore allo stomaco e vomito.

Il rabarbaro viene sia utilizzato in cucina in numerose ricette e per la preparazione di prelibate pietanze. Inoltre, questa pianta viene sfruttata per aromatizzare confetture, marmellate, infusi e decotti. Esso è anche utilizzato come erba medicinale, come la valeriana ad esempio, grazie alle sue numerose proprietà terapeutiche.

Questa pianta è ottima anche per preparare altre ricette particolari, come la marmellata al rabarbaro: è perfetta per chi non ama i sapori troppo dolci, ed è una confettura che in genere è molto apprezzata; la procedura è la stessa delle marmellate tradizionali, ma dovranno essere usate solo le coste del rabarbaro; alcuni, a fine preparazione, aggiungono anche delle fragole.

Le numerose qualità di questa pianta erano già conosciute in Cina nel 2.700 a.C., quando abbiamo le prime notizie del suo utilizzo come erba medicinale.

Il rabarbaro è composto da glucosidi antrachinonici, numerosi minerali (potassio, magnesio, fosforo, calcio, ferro, sodio, selenio), polifenoli, tannini, acido crisofanico, emodina, acido catartico e vitamine, tra cui la vitamina A, B, C ed E.

Quali sono le proprietà del rabarbaro?

Le proprietà del rabarbaro sono molteplici. Vediamole assieme.

  • come il bergamotto, aiuta la digestione se somministrato in piccole dosi. Il rabarbaro aumenta la produzione di succhi gastrici che svolgono un’azione importantissima durante la digestione del cibo;
  • agisce da lassativo se assunto in dosi maggiori e combatte, di conseguenza, la stitichezza. Questa funzione lassativa è dovuta dalla presenza nel rabarbaro di antrachinoni, cioè composti che stimolano la peristalsi intestinale;
  • agevola la produzione e l'escrezione della bile mantenendo la corretta funzione del fegato;
  • ha proprietà antinfiammatorie come l’arnica e viene utilizzato esternamente per curare ferite e bruciature;
  • ha proprietà antitumorali poiché la cottura prolungata di una variante di rabarbaro coltivato in Inghilterra produce agenti chimici, in particolare i polifenoli, che uccidono le cellule tumorali;
  • combatte le infezioni all’intestino riequilibrando la mucosa intestinale;
  • aumenta la capacità di bruciare grassi e viene quindi impiegato nelle diete per la perdita di peso come il glucomannano.
  • essendo povero di grassi e ricco di fibre alimentari, questa pianta aiuta a eliminare il colesterolo cattivo;
  • combatte i radicali liberi grazie alle sue proprietà antiossidanti e alla presenza di composti fenolici quali la luteina e zeaxantina;
  • aiuta la circolazione sanguigna stimolando la produzione di globuli rossi e, conseguentemente, aumenta la produzione di ossigeno nel sangue;
  • grazie alla presenza di vitamina K, il rabarbaro ha una funzione antiossidante sulle cellule del cervello, promuovendo l’attività cognitiva. Questo beneficio è particolarmente importante per la prevenzione di alcune malattie come l’Alzheimer;
  • la stessa vitamina K promuove la crescita ossea;
  • la radice di rabarbaro viene utilizzata per curare la dissenteria, le emorroidi e svolge un’azione depurativa dell’organismo.

Ci sono controindicazioni?

Sebbene questa pianta abbia notevoli e molteplici proprietà medicinali e curative, la sua assunzione può provocare alcuni effetti collaterali, come:

  • spasmi all’intestino;
  • perdita di elettroliti con calo dei livelli di potassio;
  • aritmia;
  • edema;
  • nefropatie, cioè patologie renali di vario tipo.

Si consiglia inoltre di non assumere il rabarbaro durante la gravidanza o l’allattamento poiché rende il sapore del latte materno sgradevole e non somministrare ai bambini di età inferiore ai 12 anni.

Inoltre, la sua assunzione può interferire con alcuni farmaci, in particolari quelli utilizzati per curare le aritmie cardiache e i diuretici.

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