Idrocefalo (liquido nel cervello): cosa c'è da sapere?

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Ultimo aggiornamento – 08 Giugno, 2022

Cosa Sapere Sull'Idrocefalo (Acqua Nel Cervello)

La corretta definizione di idrocefalo è acqua nella testa

L’idrocefalo, o liquido nel cervello, è un disturbo caratterizzato dal progressivo accumulo di liquor – il fluido che protegge cervello dai traumi – nella membrana sub aracnoidea (che forma le meningi) e nei ventricoli cerebrali.

Scopriamo di più su questa patologia che può colpire bambini e adulti.

Quali sono le cause?

L’idrocefalo, come abbiamo visto, può essere causato da un eccessivo volume di liquor o dalla riduzione della massa cerebrale, a sua volta conseguenza di:

  • malattie degenerative;
  • anomalie congenite.

Le problematiche presenti fin dalla nascita che determinano il liquido nel cervello possono essere:

  • sindrome di Dandy-Walker; 
  • spina bifida;
  • malformazione di Chiari.

L'idrocefalo nasce da una mancanza di equilibrio nella distribuzione del liquido cefalo-rachidiano, che può derivare da:

  • inadeguato riassorbimento del liquor (idrocefalo non ostruttivo o comunicante);
  • impedimenti nella circolazione fisiologica del fluido (idrocefalo ostruttivo o non comunicante).

Alcune tra le altre cause di idrocefalo possono essere:

Insieme a idrocefalo comunicante e idrocefalo non comunicante, abbiamo una terza tipologia di liquido nel cervello: l’idrocefalo normoteso.

Scopriamone di più.

Idrocefalo normoteso: di cosa si tratta?

L’idrocefalo normoteso consiste in una patologia neurologica che colpisce maggiormente le persone più anziane.

Questa patologia è caratterizzata da un disequilibrio tra produzione e riassorbimento di liquido cefalorachidiano, che causa un eccessivo accumulo di questo fluido nei ventricoli cerebrali.

I sintomi dell’idrocefalo normoteso sono molto simili a quelli del morbo di Alzheimer e si presenta con una progressiva compromissione delle funzioni cognitive

L’idrocefalo normoteso può provocare sintomi invalidanti come:

Le cause dell'idrocefalo normoteso non sono ancora conosciute; la patologia, a volte, sembra essere dovuta a: 

  • trauma cranico grave; 
  • meningite;
  • complicanze di interventi neurochirurgici;
  • emorragia cerebrale.

Se individuato con le giuste tempistiche, l'idrocefalo normoteso è può essere curato con

  • impianto di uno shunt, un intervento di comunicazione tra due apparati distanti tra loro;
  • rachicentesi periodica, per drenare il liquido cerebrospinale in eccesso dai ventricoli cerebrali.

Le conseguenze dell’idrocefalo: i sintomi

Le conseguenze dell’idrocefalo, e quindi anche i sintomi, variano a seconda ella fascia d’età in cui questo appare.

Se l’idrocefalo avviene nei neonati e nei bambini con età inferiore ai due anni, si potranno verificare:

Se, invece, la presenza di liquido nel cervello colpisce bambini con età maggiore ai due anni e gli adulti, avremo sintomi come:

  • alterazione dell'umore;
  • febbre;
  • letargia;
  • deficit delle capacità cognitive e mnemoniche;
  • incontinenza intestinale e vescicale;
  • sintomi simil-parkinson;
  • spasmi.

Una volta individuato e diagnosticato, l’idrocefalo può essere trattato con:

  • drenaggio ventricolare esterno (DVE), in cui lo scarico viene collegato direttamente nell’addome;
  • derivazione liquorale interna (shunt), utilizzato quando il liquor non si riassorbe internamente; consiste in un piccolo foro a cui viene applicato un catetere per permettere lo scarico esterno del liquido in eccesso;
  • ventricolocisternostomia endoscopica (ETV), usato in caso di idrocefalo ostruttivo; si applica un by-pass interno che aggira l’ostruzione.

Meno frequente, ma comunque utilizzata, è la cauterizzazione – o la rimozione – delle porzioni cerebrali che producono liquor.

È bene ricordare, infine, che molte anomalie congenite possono essere diagnosticate prima della nascita del bambino.

L'idrocefalo può, quindi, essere gestito e monitorato in età precoce, evitando complicanze.

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a cura di Dr.ssa Elisabetta Ciccolella
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