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Fibrinogeno

Fibrinogeno
Curatore scientifico
Dr. Tania Catalano
Specialità del contenuto
Ematologia

Che cos'è il fibrinogeno?

Il fibrinogeno è il nome con il quale si indica una proteina che fa parte del plasma. È conosciuto anche come fattore I, fibrinogeno attivo o antigene del fibrinogeno.

Il nome significa letteralmente "produttore di fibrina". Si trasforma in fibrina solubile ad opera della trombina in presenza di ioni di calcio e di un altro fattore plasmatico, il fattore XII o fattore stabilizzante la fibrina. La fibrina solubile, successivamente, si trasforma in fibrina insolubile

Poichè il fibrinogeno è contenuto nel plasma, esso scompare dopo la coagulazione del sangue e non si ritrova più nel siero che è il plasma meno il fibrinogeno.

Il fattore I è una sostanza prodotta dal fegato e dal tessuto endoteliale, ossia dal tessuto che ricopre la superficie interna di:

  • Vasi sanguigni.
  • Vasi linfatici.
  • Cuore, ventricoli, atri e vasi sanguigni cardiaci.

Il fibrinogeno ricopre due ruoli fondamentali per il processo di omeostasi, quindi nell'arresto delle emorragie:

  • Favorisce l'aderenza delle piastrine alle pareti dei vasi sanguigni.
  • Trasforma la fibrina per favorire la coagulazione.

I valori nella norma del fattore I vanno da 200 milligrammi per decilitro, fino a 400 milligrammi. Nelle donne, il valore massimo può essere leggermente più alto.

I livelli di fibrinogeno si valutano con le analisi del sangue ed in particolar modo con il test del tempo di protrombina. Con il tempo parziale di protrombina, invece, vengono valutate tutte le altre attività di molti fattori che concorrono alla coagulazione.

Qual è la sua funzione?

La funzione del fibrinogeno è quella di intervenire sia nell’emostasi primaria favorendo l’adesione e l’aggregazione delle piastrine alla parete vasale, dopo l'esposizione del collagene sotto endoteliale, sia nell’emostasi secondaria, dopo l'attivazione della cascata coagulativa.

Quali sono i valori normali di fibrinogeno?

I livelli normali di fibrinogeno si attestano tra 150 e 400 mg/dl con un valore medio che oscilla intorno ai 225 mg/dl.

Quali sono le cause del fibrinogeno alto?

I valori del fibrinogeno possono alterarsi, rispetto ai valori corretti che sono tra i 150 e i 400 mg/dl. Quando si parla di fattore I alto significa che il suo livello è superiore a questi limiti. Le più comuni cause che determinano il fibrinogeno alto sono:

Cosa comporta avere il fibrinogeno alto?

Quando i valori del fibrinogeno sono troppo alti, sono indice di presenza di alterazione nell'organismo, ma non necessariamente di una patologia. La sua concentrazione nel sangue può aumentare (iperinosi) in certe malattie infettive, nel plasmacitoma, in varie artropatie autoimmuni.

Per esempio, in gravidanza i livelli di fattore I sono più alti del normale; tuttavia possono aumentare anche in presenza di lesioni della pelle, in seguito ad un intervento chirurgico e ad uno stato di infiammazione o infezione.

Cosa comporta avere un fibrinogeno alto in gravidanza?

I livelli di fibrinogeno sono considerati nella norma in gravidanza fino ad un massimo di 700 milligrammi per decilitro. Questa concentrazione permette infatti di limitare l'emorragia durante il parto.

Inoltre, i livelli di fattore I si tengono sempre sotto controllo per valutare lo stato di salute della placenta. Questa proteina svolge un ruolo molto importante anche con il parto cesareo, perché permette una rapida guarigione dalle ferite chirurgiche riportate in seguito al parto stesso.

Avere il fibrinogeno alto in gravidanza è comune ed ha il compito di andare a ridurre il rischio di emorragie durante la gestazione. Valori di ptt alto non sono quindi una cosa preoccupante.

Come si possono abbassare i livelli di fibrinogeno?

Innanzitutto, è bene evidenziare che si può intervenire sugli alti livelli di fibrinogeno quando sono causati da patologie o lesioni. Se i livelli alti della proteina sono causati da una gravidanza, un intervento chirurgico o dal ciclo mestruale non bisogna abbassarli di proposito, perché è una normale risposta dell'organismo al processo fisiologico in atto.

Quando i livelli di fattore I sono alti, la prima cosa da fare è quella di andare ad agire sulla condizione che lo ha causato.

Uno stile di vita sano ed una buona idratazione aiutano a far tornare i valori nella norma; si consiglia pertanto di:

  • Bere tanto.
  • Fare attività fisica per prevenire l'obesità.
  • Non fumare.
  • Adottare una dieta a base di cibi leggeri.

Nei casi in cui i livelli di fibrinogeno siano causati da patologie, il medico interverrà direttamente sulle cause che hanno determinato la condizione.

Cosa comporta avere il fibrinogeno basso?

I livelli di fibrinogeno basso non sono da sottovalutare e spesso indicano la presenza di un problema importante, come ad esempio distacco della placenta o aborto durante la gravidanza, oppure anemia e malnutrizione, oltre a trasfusioni di sangue infetto.

In generale, il fattore I basso può essere indice di:

Quali sono le cause del fibrinogeno basso?

Quando il livello di fibrinogeno è basso, aumenta il rischio del presentarsi di epatopatie e si possono creare problemi di coagulazione, con predisposizione a gravi emorragie.

Ridotti valori di fattore I possono essere dovuti a:

  • Malattie del fegato.
  • Presenza di trombi nel sangue.
  • Emofilia.

Quali sono i principali test per valutare il livello di coagulazione del sangue?

La coagulazione è quell'azione che impedisce un'emorragia eccessiva quando ci si taglia. Il sangue che scorre attraverso le vene non dovrebbe coagularsi. Se tali coaguli si formano, possono circolare nel flusso sanguigno fino al cuore, ai polmoni o al cervello. Questa conseguenza potrebbe causare un infarto, un ictus o persino la morte.

I test di coagulazione misurano la capacità del sangue di coagularsi e il tempo necessario per farlo. I test possono aiutare il medico a valutare il rischio di sanguinamento eccessivo o di sviluppare trombi da qualche parte nei vasi sanguigni.

I test di coagulazione sono simili alla maggior parte delle analisi del sangue. Gli effetti collaterali e i rischi sono minimi. Un medico preleverà un campione di sangue e lo invierà ad un laboratorio per le analisi.

I disordini della coagulazione possono causare una quantità pericolosa di sanguinamento o coagulazione. Se il medico sospetta che ci sia un disturbo della coagulazione, potrebbe raccomandare uno o più test, i quali misurano i livelli di varie proteine ​​e il loro funzionamento.

Esistono molti tipi di test di coagulazione, ecco i principali:

  • Emocromo completo: il medico può prescrivere un esame emocromocitometrico completo. I risultati del test possono aiutare il medico a diagnosticare un'anemia o una conta piastrinica bassa, che potrebbe interferire con la capacità di coagulazione.
  • Fattore V: questo test misura il fattore V, una sostanza coinvolta nella coagulazione. Un livello anormalmente basso può essere indicativo di malattia del fegato, fibrinolisi primaria (una rottura dei coaguli) o coagulazione intravascolare disseminata.
  • Livello di fibrinogeno: il fibrinogeno è una proteina prodotta dal fegato. Questo test misura la quantità di fibrinogeno presente nel sangue. Risultati anormali possono essere un segno di sanguinamento eccessivo o emorragia, fibrinolisi o distacco della placenta. Questo test è anche chiamato esame del fattore I e dell'ipofibrinogenemia.
  • Tempo di protrombina: la protrombina è un'altra proteina prodotta dal fegato. Il test del tempo di protrombina (PT) misura quanto bene e quanto tempo impiega il sangue a coagularsi. Normalmente, occorrono dai 25 ai 30 secondi. Potrebbe essere necessario più tempo se si stanno assumendo anticoagulanti. Altre ragioni per risultati anormali includono emofilia, malattia epatica e malassorbimento. È anche utile per monitorare coloro che assumono farmaci che influenzano la coagulazione. I risultati sono indicati nel numero di secondi necessari per coagulare il sangue. Il medico ordinerà di eseguire il test PT insieme ad un altro test di coagulazione chiamato tempo di tromboplastina parziale.
  • Conta piastrinica: le piastrine sono cellule nel sangue che aiutano la coagulazione. Ci potrebbe essere un numero anormalmente basso se si facendo la chemioterapia, se si assumono certi farmaci o si è avuto una massiccia trasfusione di sangue. Altre cause di una conta piastrinica bassa sono la celiachia, la carenza di vitamina K e la leucemia. Anemia, trombocitemia primaria o leucemia mieloide cronica possono causare un numero anormalmente alto di piastrine.
  • Tempo della trombina: il tempo di trombina misura quanto bene funziona il fibrinogeno. Risultati anormali possono essere dovuti a disturbi ereditari del fibrinogeno, malattie del fegato, alcuni tipi di cancro e farmaci che influenzano la coagulazione.
  • Tempo di sanguinamento: questo test analizza quanto velocemente i piccoli vasi sanguigni nella pelle si chiudono e smettono di sanguinare. È eseguito in modo diverso rispetto agli altri esami del sangue. Un bracciale per la pressione sanguigna verrà posizionato sul braccio e gonfiato. Il medico farà un paio di piccoli tagli sul braccio inferiore. I tagli non saranno profondi. L'operatore sanitario rimuoverà il bracciale quando sarà sgonfiato e posizionerà della carta assorbente sui tagli ogni 30 secondi fino a quando il sanguinamento non si interromperà. Il sanguinamento dura in genere da 1 a 9 minuti. Il test è considerato sicuro e comporta pochi effetti collaterali o rischi.

Che cos'è il tempo di protrombina?

Il tempo di protrombina, o tempo di Quick, è la determinazione del tempo di protrombina; è una pratica usata per vautare uno degli aspetti più importanti della situazione emocoagulativa di un soggetto. 

Il sangue coagula quando in esso si liberano fattori tromboplastinici, i quali attivano enzimaticamente la protrombina in trombina; quest'ultima sostanza, in presenza di ioni calcio, determina la trasformazione del fibrinogeno in fibrina (e cioè il passaggio del sangue dallo stato fluido allo stato di coagulo).

Il processo coagulativo può essere valutato globalmente attraverso il tempo di coagulazione o il tromboelastogramma. Quando però interessa valutare separatamente l'attività protrombinica, occorre fornire un eccesso delle altre variabili (calcio, tromboplastina, fibrinogeno), in maniera tale che, almeno in via approssimativa, la rapidità del processo coagulativo dipenda unicamente dalla concentrazione di protrombina nel plasma in esame. 

In tali condizioni, quindi, si può affermare che il tempo impiegato dal sangue a coagulare, sarà tanto minore quanto maggiore è l'attività protrombinica e, all'inverso, che tanto più lentamente coagulerà il sangue quanto minore è l'attività della protrombina.

Conoscendo in quanto tempo coagula il sangue, un plasma che presenti il 100% di attività protrombinica, si può trasformare il valore numerico in secondi in valore percentuale di attività protrombinica.

Il tempo di Quick di uno stesso plasma può variare anche notevolmente a seconda della tromboplastica usata, della metodica dell'operatore, ragion per cui, ai fini clinici, assume rilievo unicamente il dato numerico dell'attività protrombinica percentuale.

Questa, in condizioni normale, si ammette che possa oscillare tra il 60 ed il 120%; aumenta nelle situazioni emocoagulative di tipo trombofilico (caratterizzate cioè dalla tendenza ad una rapida coagulazione del sangue), mentre diminuisce in diverse condizioni, tra cui primeggiano le malattie epatiche.

La protrombina è infatti una proteina che viene sintetizzata unicamente dal fegato, per cui la determinazione della protrombinemia può essere considerata anche una prova di funzionalità epatica, soprattutto se eseguita dopo somministrazione parenterale di vitamina K, senza la quale il fegato non è in grado di produrre protrombina.

La determinazione dell'attività protrombinica, oltre che per evidenziare le suddette condizioni morbose, viene ampiamente utilizzata per il controllo delle terapie anticoagulanti a lungo termine che vengono talore indicate per la profilassi di accidenti trombotici (e cioè di fenomeni di coagulazione intravascolare del sangue, che spesso portano a turbe acute della circolazione locale, come nel caso dell'infarto miocardico, della trombosi cerebrale, di alcune ostruzioni acute delle arterie degli arti).

Cos'è il fibrinogeno funzionale?

Il fibrinogeno può essere sottoposto a due tipi di analisi:

  • Test quantitativo, che mira a misurare la concentrazione del fibrinogeno nel sangue.
  • Test qualitativo, che misura il fibrinogeno funzionale, ossia il test dell'attività del fibrinogeno durante la fase di formazione del coagulo.

In che modo si analizza il fibrinogeno?

Esistono diversi test che permettono la misurazione del fibrinogeno, ecco i più utilizzati:

  • Fibrinogeno Clauss: un test funzionale basato sul tempo utile per la formazione dei coaguli di fibrina
  • PT fibrinogeno: un fibrinogeno derivato basato sul tempo di protrombina
  • Immunologico: un metodo immunologico che misura l'antigene del fibrinogeno piuttosto che il fibrinogeno funzionale
  • Gravimetrico: un metodo basato sul peso del coagulo

Il plasma diluito viene coagulato con un'alta concentrazione di trombina. Il plasma viene diluito per minimizzare l'effetto delle sostanze inibitorie all'interno del plasma.

L'uso di un'alta concentrazione di trombina assicura che i tempi di coagulazione siano indipendenti dalla concentrazione di trombina su un'ampia gamma di livelli di fibrinogeno.

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