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Manovra di Valsalva

Manovra di Valsalva
Curatore scientifico
Dr. Giulio Giovanni Sulis
Specialità del contenuto
Otorinolaringoiatria

Cos'è la manovra di Valsalva

La manovra di Valsalva prevede un’inspirazione profonda seguita da un’espirazione della durata di 10 secondi circa, con la glottide chiusa. Tale operazione può essere utile per diminuire la frequenza cardiaca in caso di tachicardia o calmare un singhiozzo fastidioso.

A cosa serve la manovra di Valsalva

L'utilità della manovra di Valsalva investe molti ambiti, sia clinici che della vita quotidiana, per esempio:

  • Utilità cardiologica − I cardiologi insegnano ai pazienti di tachicardia parossistica la manovra di Valsalva, in modo che la possano praticare in casi di emergenza per ridurre la frequenza cardiaca. 
  • Utilità neurologica − In neurologia la manovra di Valsalva è di aiuto per diagnosticare neuropatie sospette, malformazioni congenite o radicoliti che dipendono da lesioni dei nervi spinali.
  • Utilità odontoiatrica − Gli odontoiatri utilizzano la manovra di Valsalva nel prendere le impronte dentali, perché essa favorisce l’abbassamento del palato molle.
  • Utilità per il personale e l'equipaggio di volo − L’equipaggio di volo, all'occorrenza, attua la manovra di Valsalva nelle fasi di atterraggio, ossia quando l’aumento della pressione fa richiudere le trombe di Eustachio, con risultati dolorosi per le orecchie (condizione simile a quella delle immersioni subacquee).
  • Utilità urologica − Gli urologi si servono di questa manovra per diagnosticare incontinenza o deficienza dello sfintere, in accompagnamento anche ai test specifici.
  • Utilità per sportivi e culturisti − La manovra, inoltre, può ridurre la pressione alla schiena e dunque fa diminuire il rischio di erniazioni e altri traumi della colonna vertebrale; chi pratica sollevamento pesi, per esempio, può ricorrere alla manovra di Valsalva per ridurre pressione a livello del disco intervertebrale T12-L1 e del disco L5-S1. 

Fasi della manovra di Valsalva

Le fasi della manovra di Valsalva sono quattro e includono:

  1. Inizio della tensione − Essa prevede l’espirazione a glottide chiusa; questo fa aumentare la pressione intratoracica e anche la pressione arteriosa, per via della compressione dell’aorta.
  2. Tensione − Si assiste alla diminuzione della pressione arteriosa e del ritorno venoso mentre a livello intratoracico permane una pressione positiva. Contemporaneamente, aumenta la frequenza cardiaca.  
  3. Rilasciamento − Durante le fasi di rilasciamento e recupero, la molto rapida riduzione della pressione fa attivare una serie di meccanismi compensatori a livello fisiologico. Nello specifico, la rapida modifica del volume del sangue nel sistema vascolare dei polmoni causa una brusca riduzione della pressione arteriosa.
  4. Recupero − In questa fase, infine, l’aumento della portata cardiaca, la riduzione della frequenza cardiaca e la vasocostrizione periferica provocano l’incremento della pressione arteriosa.

Effetti fisiologici della manovra di Valsalva

Tra gli effetti fisiologici della manovra di Valsalva si annovera anzitutto un aumento della pressione nel distretto cefalico e quindi:

  • nel naso;
  • nei seni dei muscoli mascellari (su entrambi i lati del naso);
  • nel cavo orale;
  • nella gola (faringe e laringe sopra e sotto le corde vocali);
  • nelle trombe di Eustachio, che sono in comunicazione con l'orecchio medio;
  • indirettamente per una pressione sulla staffa e quindi sulla finestra ovale nell'orecchio interno;
  • all'interno del cranio;
  • nell’occhio;
  • nel liquido cerebrospinale;
  • nel petto;
  • nell'addome;
  • nel retto.
La pressione all'interno del petto e dell'addome aumenta e preme sulle arterie del petto, con conseguente aumento della pressione arteriosa media. Ciò attiva il riflesso del barocettore e si traduce in un aumento dell'attività parasimpatica e quindi in una caduta della frequenza cardiaca.

L'aumento della pressione intratoracica riduce anche la quantità di sangue che entra nell'atrio destro. Una riduzione del ritorno venoso (manovra di Valsalva e ritorno venoso) comporta quindi una quantità minore di sangue che viene espulsa dal cuore, il che suscita una diminuzione della pressione venosa centrale e quindi una diminuzione della pressione arteriosa media.

 Ciò attiva il baroriflesso, diminuisce l'attività parasimpatica e aumenta la frequenza cardiaca; aumenta inoltre l'attività simpatica che costringe le arterie, traducendosi in un lieve aumento della pressione sanguigna.

La pressione intratoracica diminuisce, così le arterie intratoraciche si allargano, il che comporta un breve calo della pressione sanguigna. Allo stesso tempo, il sangue venoso riempie il cuore.

Il cuore espelle il sangue nel sistema arterioso contro una maggiore resistenza periferica, quindi la pressione sanguigna aumenta di nuovo. Ciò attiva, appunto, il baroriflesso e si traduce in un calo della frequenza cardiaca. Alla fine, sia la pressione sanguigna che la frequenza cardiaca si normalizzano.

Quando si esegue la manovra di Valsalva

La manovra di Valsalva (eseguita anche nella sua variante a glottide chiusa con o senza bocca chiusa e con il naso aperto) si esegue involontariamente in svariate situazioni.

Per esempio, durante un colpo di tosse, quando si emette uno starnuto, si sperimentano conati di vomito, emesi vera e propria, rapporti sessuali, sforzo durante la minzione o un movimento intestinale a causa di costipazione, sollevamento di oggetti pesanti o mentre si scende dal letto, utilizzando i muscoli del braccio e dei tronchi superiori.

La manovra viene utilizzata anche negli sport quali il sollevamento pesi, il lancio del disco, il canottaggio e il nuoto. Questa manovra (a naso aperto) non influisce sulla pressione della bocca, del naso o delle orecchie.

Manovra di Valsalva e diagnosi

La manovra di Valsalva può essere utilizzata come prova per verificare:

  • un'ernia inguinale;
  • il prolasso uterino, della vescica o della vagina (debolezza pelvica);
  • un varicocele (ingrossamento delle vene nello scroto) durante l’utilizzo degli ultrasuoni;
  • incontinenza urinaria da stress;
  • radicolopatia cervicale o lombare (la manovra è positiva quando provoca dolore al collo, alla spalla, al braccio);
  • disfunzione tubulare eustachiana;
  • ipotensione ortostatica neurogenica;
  • malformazione di Chiari (un disturbo congenito del cervelletto); in questo caso la manovra (tramite un colpo di tosse) provoca mal di testa sul retro della testa;
  • perdita di liquido cerebrospinale attraverso il naso;
  • aumento del battito cardiaco in casi di cardiomiopatia ipertrofica e prolasso della valvola mitralica;
  • diminuzione del battito cardiaco in casi di difetti setali atriali e nella stenosi aortica;
  • insufficienza cardiaca congestizia;
  • collegamenti anormali tra la bocca e i seni di livello superiore (fistole oroantrali) dopo l'estrazione di un dente;
  • la funzionalità del sistema nervoso autonomo: una risposta anormale della pressione sanguigna (per esempio, un'assenza di aumento della pressione del sangue) suggerisce un'anomalia del sistema simpatico;
  • risposta anormale della frequenza cardiaca suggerisce un'anomalia del sistema parasimpatico.

Quando può aiutare la manovra di Valsalva

La manovra di Valsalva può contribuire a:

  • equilibrare la pressione tra l'orecchio medio e la pressione ambientale (durante l'immersione subacquea, paracadutismo o atterraggio con l’aereo) o in individui con disfunzione delle trombe di Eustachio;
  • diminuire il suono delle orecchie (tinnito), può aumentare l'acufene in alcuni individui;
  • alleviare il dolore dovuto alla sinusite;
  • fermare il singhiozzo;
  • aiutare la deglutizione negli individui con difficoltà a deglutire;
  • aiutare l’evacuazione per gli individui con intestino neurogeno a causa di lesioni del midollo spinale;
  • aiutare in caso di palpitazioni, tachicardia sopraventricolare, compresa la fibrillazione atriale.

Effetti collaterali della manovra di Valsalva

Alcuni effetti collaterali della manovra di Valsalva includono;

  • vertigini o svenimenti, ad esempio mentre si suonano strumenti in ottone o in individui con neuropatia diabetica o disturbi del midollo spinale;
  • svenimenti che durano pochi secondi dopo una tosse vigorosa nei soggetti con asma, ipertensione polmonare o malattia polmonare cronica ostruttiva come la bronchite, l’enfisema, in particolare in quelli in sovrappeso:
  • mal di testa;
  • ernia inguinale (dopo una tosse che dura da molto tempo);
  • glaucoma (nei musicisti di strumenti in ottone ad alta resistenza);
  • pneumotorace spontaneo in individui suscettibili, principalmente nei maschi giovani (ad esempio, durante l'attività sessuale, suonando strumenti musicali o soffiando palloncini);
  • malattie cardiache alle coronarie gravi o attacchi cardiaci;
  • aneurisma aortico;
  • grave disidratazione o sanguinamento (ipovolemia) con rottura di fragili varici nasali.

Manovra di Valsalva ed ernia

In presenza di ernia, un organo o un viscere tenderà a fuoriuscire dalla sua sede fisiologica, e occupare svariate aree (inguinale in caso di ernia inguinale, addominale in caso di ernia addominale, ecc). Solitamente, in caso di ernie di grosse o medie dimensioni, la loro presenza viene accertata attraverso la palpazione.

Se però l'ernia si trova nelle forme iniziali e risulta molto piccola, si procede a far tossire il paziente portandolo a eseguire la manovra di Valsalva così da aumentare la pressione nella cavità interessata.

In generale, la manovra di Valsalva a livello addominale aumenta la pressione intraddominale e intratoratica consentendo, come si è detto, lo svuotamento dei visceri. Questa operazione è spontanea durante la defecazione e il sollevamento di carichi pesanti.

Manovra di Valsalva e varicocele

Se si sospetta di varicocele (ossia di rigonfiamento dovuto alla dilatazione delle vene all'interno del testicolo) si effettuerà un esame medico. Oltre all'esame della dimensione testicolare e della posizione del rigonfiamento scrotale, e anche dopo una valutazione del dolore al tocco del rigonfiamento.

In caso di sospetto di varicocele lieve, potrebbe essere eseguita una manovra di Valsalva

Manovra di Valsalva e tachicardia

La manovra di Valsalva è poi indispensabile anche per i problemi legati al cuore. Essa viene inoltre insegnata ai pazienti soggetti che soffrono di tachicardia. La manovra, infatti, stimola i nervi vaghi che si trovano nei polmoni e che sono quindi in grado di provocare una stimolazione di tali nervi a livello parasimpatico, in modo da rallentare la frequenza cardiaca.

Infine, in combinazione con l’elettrocardiogramma o l’ecocardiogramma la manovra di Valsalva può inoltre venire utilizzata per diagnosticare anomalie del cuore, come per esempio soffi cardiaci e scompenso cardiaco.
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